STORIA DI SAN MAURO PASCOLI
Le origini documentate di San Mauro Pascoli risalgono al 1191 quando è nominato per la prima volta come "Fundum Sancti Mauri"; il nome deriva dall'esistenza, nel XII secolo, di una chiesa dedicata all'omonimo vescovo di Cesena. Il nucleo abitato sembra prendere le sue origini a nomadi stabilitisi in questo territorio dopo le invasioni barbariche, ipotesi provata però solo da una rimostranza fatta dagli abitanti di San Mauro a Papa Clemente VIII nel 1596 perché venivano chiamati con disprezzo " zingari" dai loro vicini di Savignano. Nel 1378, San Mauro faceva parte del territorio di Savignano; passò poi alla famiglia Malatesta e fu successivamente concesso da Papa Pio II agli Zampeschi. Altre signorie si alternarono su queste terre fino al 1590, quando passarono alla Camera Apostolica e solo alla fine del XVII secolo San Mauro fu nuovamente aggregato a Savignano. Nel 1827 San Mauro di Romagna fu eretto a comune autonomo. A partire dal secolo XVIII fino alla metà del XIX i principi Torlonia fondarono qui una delle più belle tenute agricole della Romagna ed ancora oggi si possono vedere le imponenti strutture di quella bellissima fattoria, ora in via di restauro, denominata "La Torre". Nel 1932 il nome di San Mauro di Romagna fu modificato, con Regio Decreto, in "San Mauro Pascoli" in onore del grande poeta Giovanni Pascoli (1855-1912). Quasi completamente distrutto durante la seconda guerra mondiale (il fronte ristagnò tra i fiumi Uso e Rubicone per diverse settimane), il paese, grazie alla laboriosità dei suoi abitanti, è stato velocemente ricostruito ed è ritornato ad essere un importante centro agricolo e soprattutto un noto centro calzaturiero. Sempre nel dopoguerra si è sviluppata nella frazione di San Mauro Mare l'industria turistica; questo piccolo tratto di costa può vantare un notevole numero di frequentatori sia italiani che stranieri, grazie a servizi di spiaggia attrezzati e strutture adatte a soddisfare ogni esigenza: alberghi, appartamenti e campeggi. Numerosi sono i castelli, le rocche, le fortificazioni che tra la Romagna e le Marche hanno fatto parte del dominio dei Malatesta, la potente famiglia riminese titolare di queste terre tra Medioevo e Rinascimento. Anche San Mauro ha legato il suo passato alla dominazione della storica Signoria. Nel 1247 la riminese Concordia De' Particitadi va in sposa a Novello Malatesta da Verucchio portando in dote numerosi "castelli", compresi quelli di San Mauro e Giovedìa (oggi segnata dalla superstite presenza della "Torre") . Il periodo di passaggio tra il Trecento ed il Quattrocento vede il consolidarsi della signoria malatestiana fino a quando Sigismondo Pandolfo, capo indiscusso di Rimini, dispone (nel 1443) che "il fortilizio di San Mauro e di Giovedìa", beni contesi tra i diversi parenti, siano concessi a Gottifredo d'Iseo, suo fidato uomo d'arme. I quasi duecento anni di controllo malatestiano su queste terre trovano particolare riscontro a Giovedìa, località conformatasi nel tempo più come possedimento terriero che come centro abitato.